Artista lirico

Gianluca Floris, voce di tenore, è cantante e regista lirico ed opera dal 1991 nei più importanti teatri italiani e stranieri. Risiede a Cagliari, città dove è nato.

Curriculum vitae cantante

Nato a Cagliari, dove ha iniziato gli studi di canto lirico nel 1988 sotto la guida di Alessandra Atzori, nel 1992 è finalista mondiale del concorso Luciano Pavarotti International  (Philadelphia U.S.A.)

Da allora interpreta i ruoli del suo repertorio nei teatri di tutto il mondo.
Tenore lirico con facilità naturale nel registro acuto, ha nel suo repertorio i ruoli da protagonista nelle opere: Otello ed Ermione (Rossini), Traviata, Requiem, Nabucco, Macbeth, Rigoletto (Verdi), Tosca, Boheme e Madama Butterfly (Puccini), Lucia di Lammermoor (Donizetti) oltre a numerosi ruoli in cantate, corali, oratori ed altre opere del repertorio sinfonico.
Specialista nei ruoli di carattere, è interprete di successo nelle opere del grande repertorio operistico come Turandot, Butterfly, Carmen, Traviata, Trovatore, Tosca e Manon Lescaut.
Lavora abitualmente con direttori d’orchestra del calibro di Zubin Metha, Lorin Maazel, Yuri Temirkanov, Daniel Oren, Placido Domingo ed è interprete di allestimenti prestigiosi per le regie di Bob Carsen, Zhang Imou, Franco Zeffirelli, Giancarlo Del Monaco, Pier’Alli, Daniele Abbado, Denis Krief, Stephen Medcalf, Werner Herzog, Pierluigi Pizzi, Gabriele Lavia, Luca Ronconi.
Fra i principali ruoli del suo repertorio: Goro nella Madama Butterfly, Edmondo, lampionaio e maestro di ballo nella Manon Lescaut, Pang e Pong nella Turandot, Malcolm nel Macbeth, Messaggero nell’Aida, Narraboth, Juden nella Salomé, Spoletta in Tosca, Gastone nella Traviata, Normanno e Arturo nella Lucia di Lammermoor, Wagner nel Mefistofele, Bardolfo e Dr. Cajus nel Falstaff, Fatty nella Ascesa e Caduta della città di Mahagonny, Matteo Borsa nel Rigoletto, Walter nel Tannhauser, Don Basilio nelle Nozze di Figaro, Remendado nella Carmen, Selimo nel Corsaro; un Incredibile in Andrea Chénier.

Repertorio:

– Turandot di G.Puccini
Pong, Pang, Altoum

– Madama Butterfly di G. Puccini
Goro, Pinkerton

– Tosca di g. Puccini
Spoletta, Cavaradossi

– Manon Lescaut di G. Puccini
Edmondo, maestro di ballo, lampionaio

– Trittico di G. Puccini
Gherardo, un amante, un venditore di canzonette.

– I Puritani di Vincenzo Bellini
Sir Bruno Robertson.

– Lucia di Lammermoor di G. Donizetti
Lo sposino, normanno.

– Luisa Miller di G. Verdi
Un contadino

– Falstaff di G. Verdi
Cajus, Bardolfo

– I due Foscari di G. Verdi
Barbarigo

– Rigoletto di G. Verdi
Matteo Borsa

– Traviata di G. Verdi
Gastone, Alfredo

– Attila di G. Verdi
Uldino

– Forza del destino di G. Verdi
Mastro Trabucco, rivendugliolo

– Aida di G. Verdi
Messaggero

– Macbeth di G. Verdi
McDuff, Malcolm

– Andrea Chenier di U. Giordano
Un incredibile

– Assassinio nella cattedrale di I. Pizzetti
Primo tentatore, primo cavaliere.

– Otello di G.Rossini
Otello, Jago, Doge

– Mefistofele di A. Boito
Wagner

– Carmen di G. Bizet
Remendado

– Le nozze di Figaro di W. A. Mozart
Don Basilio, Don Curzio

– Aufstieg und fall der stadt Mahagonny di K. Weill
Fatty, Jack O’Brian

– Salome di R. Strauss
Primo, secondo terzo e quarto ebreo, secondo nazareno, Narraboth

– Capriccio di R. Strauss
Primo cameriere

– Tristano e Isotta di R. Wagner
Giovane marinaio

– Tannhauser di R. Wagner
Walther der Vogelweide

– La leggenda della città invisibile di Kitesz di Rimskji Korsakov
Un ricco borghese.

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La Lirica è morta

Lo sento dire da quando ho iniziato a cantare, anzi, da prima ancora: da quando ho iniziato a studiare canto, nel 1988. “la lirica è morta” è stato sempre per me uno spauracchio, una profezia, il vaticinio di Cassandra, la profezia inevitabile della Pizia.

“La lirica è morta”, sento sempre dire da coloro che hanno conosciuto tempi migliori, frase sempre unita al ricordo di questa o di quella meravigliosa performance di questo o quel mostro sacro ormai trapassato: “io quest’opera l’ho sentita interpretata da Maria Caniglia, o da Ebe Stignani, io questo ruolo ce l’ho interpretato da Pertile… Certo che purtroppo oggi la lirica è morta”.

E secondo questi oracoli delfici la lirica oggi sarebbe morta perché non ci sono più gli idoli della loro gioventù. Anzi, la lirica sarebbe morta come è ormai irrimediabilmente andata la loro gioventù, i loro anni migliori. Le Pizie di turno piangono la morte della lirica per piangere in realtà la scomparsa dei loro anni più belli, gli anni dell’energia, dell’amore, delle passioni.

E intanto, nel mentre che la lirica è morta, io e i miei colleghi lavoriamo duro per far aprire il sipario il più spesso possibile.

Mi piacerebbe 

Sono diventato quello che sono anche e forse soprattutto grazie agli errori che ho fatto. Io appartengo, purtroppo per me, alla razza di coloro che imparano solo dai propri sbagli e non sono capace di evitare un guaio solo perché mi mettono in guardia.
E se è vero che la vita che ho fatto è stata fortunata, nonostante gli errori che ho commesso, è vero che sento comunque l’impulso di mettere sul chi vive i giovani che stanno iniziando la carriera.

Mi piacerebbe mettere insieme una “lista della spesa”, una specie di elenco di errori da non fare. Lo so che non serve a niente, che nessuno metterà in pratica i consigli di un altro, ma in tutta onestà sento di doverlo fare. E, già che ci sono, la lista della spesa la faccio anche per coloro come i registi, i casting manager e gli agenti, che da giovani si stanno affacciando alla loro professione.

Mi piacerebbe che queste liste della spesa servissero sia a non arrecare danno a sé stessi e a sviluppare la carriera nella maniera migliore, sia a non fare danni agli altri, come potrebbe accadere in professioni come casting manager, regista o agente.

Mi piacerebbe.

Le liste della spesa

per i colleghi cantanti più giovani

– Arrivate alla prima prova, sia essa di regia o musicale, con tutta la vostra parte a memoria sia musicalmente che col testo. Abbiate soprattutto cura di essere molto preparati sui concertati e sulle parti serrate e concitate a incastro con i colleghi. In particolare nelle vostre scene abbiate cura di imparare per bene le parti di tutti quelli che cantano assieme a voi abituandovi a sentire le loro frasi durante le pause del vostro canto.

– Curate di non creare mai problemi al teatro, al regista, ai direttori. Siate professionali e fate tutto quello che vi viene chiesto nell’ambito della professionalità. Non fate neanche un briciolo di più. Mai.

– Cantate sempre (sempre!) in voce alle prove musicali e alle prove d’assieme.

– Pagate la commissione al vostro agente immediatamente dopo aver ricevuto i soldi dal teatro. Non dite mai: “ti pago tutto insieme alla prossima”, in breve tempo sarete stritolati dai debiti e, non pagando più l’agente, in breve sarete anche senza lavoro. Lo so che a voi sembra strano, ma l’agente fa quello che fa per voi solo per i soldi.

– Non dimenticatevi mai di dire “bravo” ad un collega. Ne ha sicuramente bisogno.

– Se dividete il camerino con uno o più colleghi, non vocalizzate mai prima della recita. Fatelo in altro luogo, preferibilmente lontano da quello della recita. Occupate solo il vostro spazio e siate sempre puliti e ordinati. Ricordatevi che anche gli altri hanno diritto a stare tranquilli ed a concentrarsi prima di entrare in scena.

– Arrivate sempre in orario, meglio se in anticipo, alle convocazioni della produzione.

– Non scusatevi MAI dicendo che state male. Tanto non vi crederà nessuno anche se a parole vi mostrano comprensione. Se state veramente male, non recatevi alle prove e presentate un certificato medico. Il nostro è un lavoro che si fa da sani.

– Trattate con rispetto e gentilezza il personale del teatro: sartoria, trucco, macchinisti, attrezzisti, maestri collaboratori, coro e orchestra. Ringraziate sempre quando andate via.

– Appena finisce la prova, uscite subito dal teatro. Le comunicazioni agli artisti avvengono tramite affissione dell’ordine del giorno (nel quale ci sono sempre le convocazioni nominali) o tramite telefonata degli avvisatori. Non affliggete con la vostra presenza oltre l’orario previsto sia il regista che il direttore. Loro hanno già abbastanza preoccupazioni senza che li carichiate delle vostre perplessità. Se avete voglia di chiacchierare con i colleghi, fatelo subito fuori dal teatro.

– Osservate i vostri colleghi che hanno almeno venti anni di carriera e cercate di capire il perché. Ricordatevi che nessuno mai ha fatto tanti anni di palcoscenico solo per favori sessuali o per intrallazzi politici. Quelle sono solo opportunità, poi per vent’anni sul palco ci dovete andare voi. Cercate di capire perché i vostri colleghi anziani sono ancora lì.

Ai giovani registi.

– La lirica non è il teatro di prosa. Innanzitutto c’è l’inesorabile incalzare della musica e non si può disporre del tempo come piacerebbe a voi. La musica scorre. Poi nella lirica i cantanti arrivano alla prima prova di regia conoscendo già a menadito la propria parte e le interazioni con gli altri personaggi. I cantanti che avrete a disposizione hanno quasi sempre già interpretato quel ruolo e ne conoscono le difficoltà interpretative.

Quindi cercate di arrivare alle prove ben preparati. Ascoltatevi l’opera molte volte con il libretto del testo davanti. Compratevi lo spartito anche se non sapete la musica, perché nello spartito ci sono delle didascalie esplicative che vi aiuteranno a comprendere meglio la storia e i personaggi. Non avrete tempo di impararlo durante le prove.

– La lirica non è teatro di prosa. I costi di ogni produzione impongono di ridurre di un terzo il periodo di prove rispetto a quello che normalmente si usa nel teatro di prosa. In genere in venticinque giorni si fanno le prove sia di regia che tecniche e musicali e quindi si va in scena. Considerate che quasi sempre per i cinque giorni prima della generale ci sono le prove d’assieme e questo significa che avrete si e no venti giorni per le prove di regia. Non chiedetene il doppio: se non ce la fate in venti giorni non ce la farete neanche in sessanta. La lirica non è per voi.
La verità è che con la professionalità degli artisti di oggi, uno spettacolo può quasi sempre essere montato in una settimana, per quello che riguarda il cast. Per la tecnica scenografica il discorso è diverso, dipende dall’allestimento scelto. Ma qui vi posso dare solo indicazioni riguardanti il lavoro col cast.

– Cercate di fare un piano prove preciso e non dite “voglio tutti qui domani mattina”. In ogni scena ci sono personaggi presenti e personaggi che non ci sono, che appaiono in altri momenti dell’opera. Sappiate sempre quello che andate a provare e convocate solo chi vi serve. Quello del cantante è un mestiere fatto di concentrazione: stare tutta la giornata a vedere montare scene nelle quali non si è impegnati, abbassa l’energia e innervosisce, oltre a stancare più che lavorare.
Non siamo alunni a scuola, e in genere l’opera della quale state firmando la regia l’abbiamo già interpretata molte volte. Quindi trattateci da professionisti. Lo siamo, dopotutto.

Per i giovani casting manager

– Non organizzate audizioni in sale chiuse tipo sale coro o sale regia. Non serve a nulla. Una voce va valutata in teatro. Sul palcoscenico. In una stanza possiamo certamente apprezzare come quell’artista canti bene o come porga la frase, ma non capirete mai se quel determinato ruolo risulterà adatto a quella determinata voce. Solo sul palcoscenico potrete farvene un’idea.

– Ogni volta che è possibile, andate a sentire i cantanti che intendete scritturare mentre cantano in altre produzioni. Per farsi un’idea su un artista, vederlo all’opera vale più di mille audizioni. Potreste rendervi conto che quasi tutti gli artisti hanno dei ruoli nei quali eccellono e altri nei quali mostrano la corda. Solo vedendolo sul palcoscenico ve ne renderete conto.

– Se state cercando un ruolo di carattere (come per esempio Goro nella Madama Butterfly o l’incredibile nell’Andrea Chenier), evitate le patetiche scene fatte di audizioni dove si cantano le arie più famose del repertorio da tenore. Sappiate che potrebbe esistere un interprete straordinario di “Celeste Aida” che come Goro non vale un soldo bucato, mentre potrebbe darsi che il più abile Incredibile sulla piazza non sia in grado di cantare in maniera soddisfacente “Recondita Armonia”. E allora, per scegliere uno di questi delicati ruoli da specialista, la cosa migliore e fare delle audizioni SUL RUOLO. Siate pronti ad ascoltare un artista sul ruolo per il quale lo si intende scritturare.
È lo stesso sistema che si usa nel casting in teatro, nel cinema e nella pubblicità. Voi giovani casting manager cercate di mettere in pratica questo semplice principio. Le vostre scelte saranno sicuramente più efficaci.

– Se avete già deciso a quali artisti dare i ruoli dell’opera che intendete allestire, evitate di sentire altri cantanti, di illuderli, di fare mezze promesse. Un artista che fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, sulle vostre promesse può camparci per anni di speranze.

Ai giovani agenti

– Curatevi di rappresentare solo artisti di buona qualità.

– Non prendete in lista più artisti di quelli dei quali potete seguire lo svolgimento della carriera.

– Andate a parlare con i casting manager dei teatri nei quali i vostri cantanti sono impegnati nelle recite. È quello il momento più adatto e proficuo per strappare contratti.

– Seguite personalmente le audizioni dei vostri assistiti sedendovi a fianco del direttore artistico o comunque nelle immediate vicinanze per poter approfittare di ogni commento positivo.

UN’ INTERVISTA

 Chi sei?

Sono un cantante lirico. Voglio dire che è la mia professione, vuol dire che il mio reddito annuale è dato dalla mia attività di tenore solista presso i principali teatri italiani e stranieri. Mi guadagno da vivere vestendo i panni dei personaggi d’opera che i contratti con i teatri mi permettono di interpretare.

Ma per vivere cosa fai?
Ripeto: faccio il cantante lirico solista, attività nella quale sono impegnato per più di nove mesi l’anno. Nei rimanenti mesi cerco di passare delle ottime vacanze. Sono un tenore. Sono iscritto all’ENPALS dal 1991 con la dicitura: “artista lirico”.

Fai parte di una compagnia?
No. In Italia nell’opera lirica non esistono compagnie stabili come nella prosa o nel musical. Io vengo scritturato da un teatro per interpretare quel ruolo in quell’opera. Un po’ come accade nel cinema dove gli attori vengono scritturati per interpretare quel ruolo in quel film. E quando finisce il contratto, liberi!

Sei un dipendente pubblico?
No. Emetto fattura ad ogni teatro che mi ha scritturato. Ho una pensione del settore, (l’ENPALS appunto) non ho agevolazioni di nessun tipo. Io vengo pagato a recita effettuata, e se per caso mi ammalo e non posso effettuare le recite del mio contatto, non percepisco alcun emolumento. Voglio dire che se mi ammalo e non canto, non percepisco reddito. Per di più se per un qualche motivo il teatro o il direttore d’orchestra o il regista decidono che io non sono più idoneo per il ruolo che devo interpretare, mi fanno una cosiddetta “protesta” ovvero mi cacciano via e nulla posso pretendere perché, essendo un libero professionista, non ho nessun tipo di tutela sindacale. Ma, attenzione, io non mi lamento assolutamente della situazione, visto che noi solisti siamo pagati abbastanza da portarci a casa anche i rischi della professione. Non abbiamo uno stipendio fisso ma, in condizioni normali di continuità lavorativa, i soldi che ci danno sono abbastanza per vivere più che dignitosamente.
Potrete capire, però, quanto diversa sia la nostra posizione da quella di dipendente pubblico, sottoposti come siamo agli strali della fortuna (leggi: salute) o ai continui esami qualitativi (leggi: la protesta che aleggia sempre come eventualità) nello svolgimento del nostro lavoro.

Come hai iniziato a fare questo mestiere?
Una mia amica diplomata in canto, Simonetta, mi sentì mentre cantavo sopra un nastro di Pavarotti mentre lavoravo ad una documentazione video di una Aida all’anfiteatro di Cagliari. Mi disse che a suo giudizio avevo un ottimo materiale vocale ed avrei dovuto studiare canto lirico. Quando trovai una maestra adatta, la mia preziosissima Alessandra, dopo otto mesi di lezioni private vinsi le selezioni europee del concorso Luciano Pavarotti International Voice Competition. Fui finalista mondiale di quel concorso a Philadelphia (PA) USA e fu così che iniziai a lavorare da professionista. I concorsi internazionali offrono infatti la cosa più importante per un giovane che inizia: la possibilità di mettersi in mostra. Seguirono anni di errori e di sofferenze, ma essendo sardo, alla fine ce l’ho fatta a fare il mestiere più bello del mondo: il cantante.

Hai qualche hobby?
La lettura, la scrittura, i viaggi in moto, la simulazione di volo, le passeggiate in montagna, la cucina. Mi piace molto cucinare.

Quali sono i ruoli dell’opera lirica che interpreti più frequentemente e con maggior soddisfazione?
Negli ultimi anni sono molto richiesto nei ruoli delle maschere della Turandot di Puccini. Sono ruoli complessi e di soddisfazione per l’interprete. Anche Goro, il sensale della Madama Butterfly, è uno dei ruoli che mi dà maggiore soddisfazione e che ho cantato nei più grandi teatri. Nel Falstaff ho interpretato per cinque produzioni l’insopportabile Dottor Cajus ma recentemente, in una produzione del Maggio Musicale Fiorentino, ho debuttato anche Bardolfo sotto la bacchetta del grande Zubin Metha e la regia niente di meno che di Luca Ronconi. Poi ho una strana passione: il canto dell’opera tedesca. Mi riesce particolarmente bene cantare nella lingua di Goethe (lo dicono le critiche, non solo io) e molti ormai sono i ruoli che ho interpretato. Il primo cameriere nel “Capriccio” di Strauss, il secondo nazareno, narraboth e il primo e terzo ebreo nella “Salome”, Fatty e Jack O’Brian nella “Ascesa e caduta della città di Mahagonny” di Kurt Weill e Walther der Vogelweide nel “Tannhauser” di Wagner.
Poi mi diverto sempre tanto nei classici ruoli di carattere del repertorio italiano: Spoletta in Tosca, Ruiz nel Trovatore, Gastone in Traviata, Borsa nel Rigoletto, ed altri.
Una menzione speciale alla poesia dei ruoli cammeo di Puccini. L’amante e il venditore di canzonette nel “tabarro”, il lampionaio nella “Manon Lescaut”, Parpignol nella Boheme… tutte apparizioni poetiche e stranianti che interrompono con poesia il fluire delle azioni nella vicenda.

Che consigli darebbe a un giovane?
Mah, dipende: se ha già iniziato a fare questo mestiere gli direi di non pensare solo alle note ma anche alle parole che si pronunciano cantando. Il nostro è teatro in musica e la gente ha bisogno di sentire ben scandite le parole con le quali noi ammaliamo. Se invece fosse un giovane che sta pensando di iniziare un domani la carriera, allora gli direi di valutare attentamente le sue doti. Per questo mestiere bisogna avere una testardaggine senza uguali unita ad una buona possibilità economica nei primi anni che saranno fatti di lezioni, audizioni, concorsi e promesse non mantenute. Forse il consiglio più prezioso è quello di non perdersi mai d’animo. Mai. Se non siete voi a credere fortemente nel vostro progetto, chi dovrebbe mai darvi fiducia?

E la voce?
Ah, già. La voce. Se c’è è molto meglio, ma non è la cosa più importante. Prima vengono il carattere, la disciplina professionale e musicale, la fortuna e la determinazione. La voce oggi è l’ultima cosa. Non scherzo.

Cosa direbbe al pubblico?
Al pubblico fanatico dell’opera direi di smetterla di ascoltare i CD d’opera e i vecchi dischi. Innanzitutto gli interpreti o sono morti o non cantano più da molto. Poi il nostro lavoro è quello di dare spettacolo DAL VIVO senza rete nel tempo odierno, non quello di cercare impossibili cloni di Siepi o di Bastianini. Non venite a teatro per confrontare l’interprete femminile di Norma di oggi con la mitica Callas della quale custodite il vinile come una preziosa reliquia. A questo tipo di pubblico “melomane” direi di cercare di venire a teatro con la gioia di ascoltare capolavori immortali e con la curiosità di vedere come gli interpreti di oggi leggono quelle pagine che hanno fatto la storia della musica italiana. Non fate paragoni. E se non ce la fate a sopportare la differenza delle nostre prestazioni odierne e di quelle dei vostri dischi, fateci una cortesia: non veniteci a teatro. Sono anni che sento fischiare alle prime bravi colleghi perché non sono all’altezza di Corelli o della Callas. Basta. Statevene a casa. Non siamo pagati per imitare qualcuno, ce la mettiamo tutta per essere all’altezza di queste opere immortali. Spesso non ce la facciamo, ma ce la mettiamo tutta. Questo direi al pubblico melomane.

A coloro invece, che fanno dell’andare all’opera un piacere, consegno mille ringraziamenti e solo una preghiera: fate più attenzione alle parole. Troverete mille occasioni per versare lacrime o per sorridere di delicata ironia. Se potete farlo, cercate di studiare il libretto prima di venire a teatro. Il vostro diletto ne guadagnerà in qualità del piacere.

Al pubblico che ancora non viene a vedere il teatro d’opera, il melodramma, io direi di armarsi di un libretto con il testo e di venire a teatro. Sentirà cantanti che cantano senza amplificazione slanciando la loro voce sopra l’assordante muro di suono di un’orchestra da cento elementi. Potrà assistere a trame immortali e di una forza ancestrale e vivrà insieme a noi le mille vite dei personaggi così lontani dalla realtà, ma così immortali per la forza delle loro caratterizzazioni così rafforzate dalle note musicali.

Questo direi al pubblico che ancora dobbiamo conquistare e convincere. Venite a teatro.

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